Age of Wonders: Planetfall - Recensione

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Con i suoi straordinari concept art che ricordano, in parte, i lavori dell’artista americano Dave Pollot, non si può dire che Age of Wonders: Planetfall non sia capace di catturare l’attenzione, persino prima che il gioco abbia inizio. Se poi si aggiungono anche le musiche di un grande nome che torna prepotentemente all’attenzione, quello di Michiel van den Bos (ben noto ai fan di classici come Unreal, Overlord e gli stessi primi capitoli di Age of Wonders), allora è chiaro a tutti quanto il nuovo titolo di Triumph Studios abbia tanto da offrire, non solo da un lato prettamente ludico ma anche da quello artistico.

Il nuovo arrivato nella grande famiglia dei 4X si discosta dai precedenti capitoli della serie per la sua ambientazione non più fantasy medievale ma sci-fi, che permette di imbarcarci in un impegnativo e lungo viaggio tra le stelle, alla scoperta di pianeti inesplorati. La storia ha luogo dopo la caduta della Star Union, l’impero in grado di dominare e tenere unita un’intera galassia. Dopo esser rimasti congelati per 200 anni, Jack Gelder e i suoi uomini si ritrovano di fronte solo il caos causato da un misterioso cataclisma. Dalle ceneri del vecchio ordine sono nate nuove fazioni, ognuna con la propria agenda e con le proprie motivazioni. Kir’Ko, Syndicate, Amazons, Dvar, Assembly e Vanguard sono ora pronti a entrare in conflitto per reclamare le risorse disponibili, trovare l’agognata terra promessa o portare la pace nella galassia trasformando tutti in cyborg zombie (in puro stile borg).

PREPARARSI ALL’ATTERRAGGIO

L’idea alla base del gameplay è in realtà abbastanza semplice da afferrare: dai 2 ai 12 giocatori sono chiamati a vestire i panni di un comandante di queste razze, sbarcare su un pianeta e tentare di espandere la propria influenza a suon di alleanze, sviluppo tecnologico e conflitti. La campagna in singolo offre inoltre alcune “piccole” storie uniche per ogni singola fazione, che possono essere completate seguendo particolari missioni in mappe generate randomicamente. Giudicare un libro dalla copertina è però un’idea davvero sbagliata. Non solo arrivare a raggiungere il proprio obiettivo è davvero complesso ma, come nei migliori giochi di ruolo, la storia di Age of Wonders: Planetfall è malleabile e si piega volentieri al nostro volere, tanto quanto come il tono stesso della narrazione.

Le nostre decisioni contano davvero e portano spesso a risultati esileranti

Ogni singola partita è una piccola avventura, dove le nostre decisioni contano davvero e portano spesso a risultati esileranti. L’esempio lampante è una quest secondaria della campagna dove (a patto che si scelga la giusta risposta in un dialogo) è possibile far intraprendere al duro e serioso comandante vanguard un duro viaggio per andare a vendicare il suo amato gatto dal pinguino demoniaco che l’ha divorato più di due secoli prima. Uno scontro decisamente non adatto ai deboli di cuore, che mi ha costretto a inseguire il dannato animale per metà globo prima di riuscire finalmente ad accerchiarlo e porre fine alla sua misera vita (non prima tuttavia che riuscisse a distruggermi una base intera a colpi di pinne e spanciate). Un’impresa infinita, ma che davvero valeva la pena compiere.

IL DADO È TRATTO

Prendendo a cuore le critiche mosse dai giocatori, gli sviluppatori hanno affrontato buona parte dei problemi che affliggevano AoW III. In Age of Wonders: Planetfall le fazioni sono più distinte che mai. Ognuna ha attributi, caratteristiche e debolezze proprie che influiscono sensibilmente sulle migliori strategie da adottare in fase di sviluppo e combattimento. Durante le nostre avventure si uniranno a noi anche un buon numero di eroi che portano una buona ventata di aria fresca agli scontri più lunghi. Ispirandosi ad altri titoli di Paradox, sono riusciti ad approfondire anche la sezione dei rapporti diplomatici. Quando si incontra un comandante si ha davvero l’imbarazzo della scelta su come procedere. I rapporti ovviamente cambiano a seguito di azioni aggressive come spostarsi sulle sezioni da loro occupate e usare i Punti Influenza in maniera saggia fa la differenza tra il Gandhi vero e quello di Civilization. Utilizzare queste preziose risorse permette di addolcire il rapporto con i nostri avversari con dichiarazioni positive, accrescendo la loro stima nei nostri confronti. Riuscire a poco a poco a conquistare la loro fiducia permette di stringere patti e alleanze e di creare una rete di sicurezza che previene le repentine, e quasi inevitabili, coltellate alla schiena. Evitare la stessa fine di Giulio Cesare non è facile.

Evitare la stessa fine di Giulio Cesare non è facile

Siamo costantemente chiamati in causa dalla gestione interna della nostra fazione. Una volta sbarcati, inizia praticamente subito la corsa al progresso, alla terra e alle armi. Le nostre basi hanno necessità di energia per operare in maniera costante, la manodopera dei nostri coloniali ci permette di creare più velocemente le fabbriche ed espandere la nostra economia, senza ovviamente dimenticare la necessità di cibo e materiali. La ricerca, infine, è un settore davvero da non sottovalutare. Non solo questa ci consente di migliorare il tenore di vita degli abitanti, ma il suo sviluppo è indispensabile per migliorare ogni singolo aspetto della nostra fazione, dall’efficienza del settore produttivo alla nascita di veri e propri servizi segreti, fino ad arrivare alla creazione di apparati strategici da usare nel bel mezzo delle battaglie. Age of Wonders: Planetfall mantiene intatta la caratteristica più interessante della serie principale. Quando si affrontano degli avversari è possibile scegliere di svolgere le battaglie in modalità automatica, dove il valore delle unità da noi create decide la percentuale di successo e il numero di perdite, o scendere personalmente in campo a gestire le proprie truppe. In questo caso potremmo apprezzare da vicino il lavoro svolto in fase di pianificazione, prendendo in pugno le armi e attrezzatura da noi create per affrontare mostri, briganti e armate nemiche in combattimenti a turni stile XCOM.

GIOCHI DI NICCHIA

Anche escludendo le varie quest secondarie, di breve in Age of Wonders: Planetfall c’è ben poco. Ciascuna sezione della campagna può continuare per un’infinità di turni. Lo stesso tutorial è durato nel mio caso ben più di due ore e riuscire a mettersi in testa ogni singolo aspetto di questo strategico è una vera e propria impresa a sé stante. Se c’è un problema che contraddistingue da sempre i 4X è proprio l’incredibile barriera che si para davanti a tutti i nuovi arrivati. Purtroppo il titolo non fa assolutamente nulla per venire incontro ai nuovi coraggiosi giocatori e introdursi in maniera un po’ più moderna. Come i peggiori degli insegnanti, durante le sue sbrigative lezioni non ci pensa nemmeno ad aspettare gli studenti più lenti della classe, ma li tartassa con una valanga di informazioni il più velocemente possibile, pronto a cancellare la lavagna in un batter d’occhio. Per di più, una volta apprese le basi, sta a noi riuscire a sfruttarle nel migliore dei modi.
Age of Wonders Planetfall Recensione

Il titolo non fa assolutamente nulla per venire incontro ai nuovi giocatori

Questo tipo di design, che piuttosto che tenere per mano il giocatore preferisce vederlo sbattere ripetutamente la testa sul muro, è una costante di Planetfall e porta spesso e volentieri a una profonda sensazione di smarrimento. A questo proposito, è piuttosto importante sottolineare l’importanza di completare diligentemente le prime missioni nell’ordine in cui sono proposte, senza saltare nulla. Ogni dettaglio è infatti fondamentale e il livello delle sfide incrementa notevolmente più in là nella compagna. Infine, ai giocatori italiani è purtroppo richiesta, oltre a tanta pazienza e perseveranza, anche la conoscenza dell’inglese. Vista l’incredibile mole di informazioni che è necessario processare, per apprezzare appieno Age of Wonders: Planetfall è letteralmente indispensabile avere un’ottima conoscenza delle lingue straniere. Una barriera che si va quindi a sommare a tutte le altri già presenti e che rischia di ridurre ancora di più il pubblico nostrano in grado di godersi il titolo. Un vero peccato, visto che il PC è senz’altro il modo migliore per tuffarsi nell’infinito universo di Age of Wonders: Planetfall. Non solo il mouse e la tastiera offrono comandi molto più intuitivi, almeno per i giocatori abituati al genere, ma la versione master race vanta caricamenti più brevi, una grafica di gran lunga superiore e soprattutto una fluidità senza paragoni. Nonostante le decine di ore passate sul gioco negli ultimi giorni, l’unica cosa che farei volentieri in questo momento è metterci nuovamente le mani sopra.

Age of Wonders: Planetfall non è decisamente adatto a tutti. Se già di base per apprezzare un titolo del genere è necessario fare appello spesso a tutta la propria pazienza e consumare le proprie risorse mentali ai giocatori nostrani è chiesto, purtroppo, davvero tanto di più. La totale assenza di localizzazione per l’Italia fa sì che ancora meno persone possano provare l’ebrezza di creare dal nulla un impero e dominare l’universo.

 

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Pro

  • Ogni partita (e campagna) è una storia unica.
  • Un 4X davvero particolare.
  • Un universo in cui perdersi.

Contro

  • Hai voluto la bicicletta? Ora pedala!
  • Nessuna localizzazione.
8.2

Più che buono

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